Visualizzazione post con etichetta società. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta società. Mostra tutti i post

lunedì 16 luglio 2012

Non è mai troppo tardi...

IL RUMORE DEL SILENZIO

Attoniti, atterriti, sfiduciati, avviliti,
leggono notizie faziose sui giornali,
indipendenti, ma non si sa da che cosa,
non si capisce da chi non dipendono…
Forse dall’informazione tradizionale,
da quella faziosa o mercificata,
forse dall’asservimento per un tozzo di pane,
da un appalto fasullo, modificato o camuffato,
forse da un idealismo sballato dalle tangenti,
forse da un sistema radicato sulla corruzione.
Eppure si tira avanti, come se niente fosse,
ignorando i misfatti, nascondendo le tangenti,
abolendo i vecchi ideali dei padri traditi,
negando la storia che si confonde con la leggenda,
rendendo i ricchi più ricchi, con panfili e ville,
ed i poveri più poveri striminzendo le pensioni
di chi ha lavorato una vita intera,
onorando il lavoro, rispettando gli orari,
ubbidendo ai padroni, rispettando  i doveri.

Il rumore del silenzio si accumula a montagne,
come avviene nella raccolta indifferenziata,
inquinante prati e boschi una volta verdeggianti,
ora ostello di zoccole e mosconi parassiti.
Il rumore del silenzio farà sentire la sua voce.
Stroncando il caporalato, il lavoro in nero,
il contrabbando, il traffico di droga,
la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta, la malavita,
la sacra corona unita, i club di tutti i parassiti.

Solo allora sorgerà un nuovo giorno
quando i figli potranno guardare in faccia i genitori,
l’operaio saluterà con rispetto il datore di lavoro,
il giovane promettente, ma senza raccomandazioni,
verrà destinato a più importanti mansioni,
e la fabbrica fabbricherà manufatti solidali,
che onoreranno una nuova società finalmente civile!

Catello Nastro  

lunedì 7 novembre 2011

Il viaggio

IL VIAGGIO

Percorreremo sentieri inesplorati,
conosceremo creature mai viste,
affronteremo barriere insormontabili,
nemici nascosti tra le rovine dei bassifondi
col fucile spianato, col colpo in  canna,
pronti a colpire al primo movimento sospetto,
Guardiani corrotti ci segnaleranno
la via per scontrarci col nemico
ed ancora esseri infetti, immondi parassiti,
che guazzano in un pantano di merda,
reggendosi a galla su un salvagente d’oro
costruito con la pelle dei derelitti
e gonfiato col fiato puzzolente
di prezzolati lecchini, come bestie al guinzaglio
pronti ad  ubbidire al padrone.
La Dignità, la Fede, la Solidarietà,
sguainate al vento, pur esso deviato
dall’egoismo dei potenti e dalla pochezza dei corrotti,
saranno i vessilli issati su deboli canne
di fiume incontaminato, dalle acque limpide
e dalla corrente continua ed inesauribile,
ci condurranno alla pacifica vittoria finale.

Catello Nastro


sabato 26 marzo 2011

ODORE O PUZZA DI RIVOLTA

ODORE O PUZZA DI RIVOLTA
LA DEMOCRAZIA NON SI ACQUISTA AL SUPERMERCATO (secondo tempo)

La cronaca si aggiorna di minuto in minuto. La lotta tra la dittatura e la democrazia è oramai all’ordine del giorno. Ma la cosa terribile è il ricorso alle armi. Quando il supermercato si trova chiuso, bisogna ricorrere ad altri sistemi per “acquistare la democrazia”. Democrazia intesa non come accesso al supermercato per comperare il salmone, il caviale, o il filetto di vitello. Ma per comperare un chilo di pane in offerta speciale. Se delle persone umane, non importa di quale razza o di quale religione, sono disposte a pagare gli ultimi soldi che gli rimangono per tentare l’avventura in un paese straniero, di lingua diversa, di religione diversa, di costumi e leggi diverse, significa che al loro paese sentono la mancanza non solo della libertà e della democrazia, ma anche del lavoro e del frutto onesto del lavoro: il pane quotidiano sancito nella preghiera più bella dei cristiani il “Pater Noster”: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. La dittatura è in netto contrasto con la democrazia. Il governo di uno solo, peraltro assolutista, non può confondersi col governo democratico, del popolo, in piena libertà di stampa, di parola, di opinione, di scelta politica. Non sono un politico e nemmeno un politicante, non mi sono mai venduto a questo o quel partito. Sono proprietario e redattore capo di un giornale che non esce da circa cinque anni perché non ho mai voluto accettare “contributi” da questo o quel partito. Il giornale o esce libero o non esce proprio. Se tutti facessero così ci sarebbe meno politicizzazione della politica. Perché io credo ancora nella politica ed ho sempre affermato, come i lettori potranno leggere nei miei scritti, che “ la peggiore delle democrazia è preferibile alla migliore delle dittatura”. Quando ci sta il dialogo politico i problemi si possono risolvere, anche se i mezzi di comunicazione alimentano il gossip quotidiano con programmi insulsi o deficienti. Gli avvenimenti recenti hanno dimostrato che gli organismi di controllo internazionali, hanno sancito interventi contro un regime che ha poca dimestichezza della democrazia, la libertà, il diritto ai beni di prima necessità, il sano contatto economico e culturale con altri stati di religione, di lingua, di razza e di costumi diversi: Ma la diversità globale, penso, e credo fermamente, non è alla base del dialogo. A questo punto il lettore poco attento ed approssimato potrebbe intervenire chiedendo: “ Allora profumo di guerra, o puzza di guerra???” La guerra non profuma mai, può anche puzzare per necessità. Una puzza poco gradevole, credetemi. Chi scrive è nato nel 1941 ed ha conosciuto varie volte il “rifugio”. Non lo auguro più a nessuno. Nemmeno ai nemici. Oggi sulla terra c’è pane per tutti. La solidarietà umana è il percorso iniziato, anche dallo scrivente, alcuni anni fa. E qui voglio riportare la frase di Madre Teresa di Calcutta: “ Il mondo ha più bisogno di amore che di pane…” Noi il nostro amore lo abbiamo dimostrato. Ora sembra giunta l’ora anche di mostrare i denti. La comunità internazionale lo chiede e noi non ci possiamo tirare indietro. I 150 anni dell’Italia iniziano un nuovo capitolo: quello della pace e, se non è possibile, quello della guerra. Ma, credetemi, con le lacrime agli occhi. Il “porgi l’altra guancia” l’ho praticato mille volte. Ma sparare sulla folla che chiede un tozzo di pane, nò: questo non lo tollero. Il discorso vale per tutti i governi ingiusti, dove esiste chi crepa di fame e chi crepa per aver mangiato troppo. Dividendo il cibo in parti (quasi) uguali, si può vivere tutti. E meglio! “Pace a tutti i popoli di buona volontà!!!”

Catello Nastro

Da UNICO SETTIMANALE di Paestum-Capaccio n.11 del 26.03.2011

lunedì 7 marzo 2011

UN LIBRO DI CONTESTAZIONE IN POESIA

Il primo libro del 2011 di Catello Nastro
“VERSI AVVERSI” – SENZA RIMA NE POESIA –
6 marzo 2011
Nel mese di gennaio 2011 è uscito il primo libro di poesie di Catello Nastro, il quarantunesimo pubblicato in oltre quaranta anni di attività letteraria, l’undicesimo volume della collana “Il Cilento nuovo” diretta di Mario De Pascale, Antonio Infante e lo stesso Catello Nastro. Più che di un libro si tratta di un quaderno di cinquanta pagine, con quaranta componimenti, che l’autore chiama …senza rima né poesia, proprio perché in questa raccolta di versi scritti durante l’anno precedente, 2010, più che alla forma egli bada al contenuto. Per la maggior parte si tratta di riferimenti sociali, umani, solidali, ecologici, ma tutti visti, vagliati ed esposti, mantenendo una propria libertà di espressione, ma anche di contenuti. Interessante è riportare la sua presentazione del libro pubblicata in quarta di copertina, quasi l’autore volesse proporre più una conclusione che una presentazione tradizionale. Ma leggiamo quanto scrive Catello Nastro, presentandosi…da solo: “Scrivere poesie oggi, è mantenere la propria libertà. Certo che anche il poeta, quello mercenario, naturalmente, può essere asservito a questa o quella parte politica o, peggio ancora, politicizzata. Ma siccome del poeta nessuno se ne frega, i casi sono sporadici. VERSI AVVERSI…Perché? Contro chi? Per quale motivo? Per cogliere quali risultati? Niente di tutto questo. Solo per dimostrare la libertà di chi scrive versi per comunicare pensieri, idee, emozioni, stati d’animo, progetti virtuali talvolta realizzabili, talvolta irrealizzabili. Ma sempre frutto del pensiero del poeta che vuole esternare agli altri le proprie idee in versi. Quando questi versi non sono in rima può anche significare che il poeta vuole liberarsi anche degli schemi tradizionali per comunicare. Quello che ne viene fuori certamente non tocca al poeta giudicare, ma al lettore. Mi spiego meglio. Nel momento in cui il poeta costruisce il suo progetto poetico, naturalmente, ha intenzione anche di liberarsi della metrica e dell’alternanza dei versi tradizionali e, oserei dire, quasi classica. In altre parole: libertà totale. Sia ben chiaro che i confini della poesia sono imperscrutabili,cioè non si sa quale è il limite dell’orizzonte e dove incomincia o finisce l’universo poetico. Un risultato del tutto insignificante e banale? Forse! Fatti della propria vita, del proprio percorso umano di essere singolo ed unico, possono anche identificarsi col percorso collettivo di tutta l’umanità. Di qualsiasi popolo, di qualsiasi razza, di qualsiasi religione. Certamente i componimenti poetici ( o quanto meno presunti tali) contenuti in “VERSI AVVERSI” sono di epoca varia, di fattura varia, provenienti da stati d’animo vari, composti in momenti vari, assemblati in altrettanti momenti vari, raffiguranti stati d’animo vari con una progettualità varia. Certo, per cogliere un risultato positivo o quanto meno soddisfacente, si dovrebbe ripercorrere un itinerario poetico di quasi una vita. Ma il compito potrebbe risultare arduo. Molte raccolte sono state pubblicate su supporto cartaceo, molte su siti internet, molte su blog vari, molte su giornali e riviste, molte sono andate perdute irrimediabilmente. Per il disordine dell’autore, molte sono state cancellate perché ritenute – ad una prima ed approssimativa lettura – non idonee alla diffusione. Un quadro poliedrico, come poliedrico è l’autore, oramai settantenne, che scrive poesie da oltre mezzo secolo e che ama sovente riportare in caratteri cubitali il motto:” Meglio un poeta senza lettori, che un popolo senza poeti!”. Noi che conosciamo bene Catello Nastro per il suo impegno umano, sociale e culturale, condividiamo, sebbene con qualche riserva, sia di carattere contenutistico che formale, ciò che egli vuole proporre attraverso i suoi componimenti. Gli argomenti che egli tratta, come dicevo più innanzi, vengono esposti in piena libertà formale e questo talvolta danneggia la lettura. Ma egli procede come un fiume in piena, fregandosene di ogni argine, usando spesso una terminologia abbastanza spinta da rasentare talvolta la volgarità espressiva. Ma d’altro canto qualche rara espressione un po’ pesante rende il concetto più incisivo. Con le espressioni che ci propinano quotidianamente i mass media, certamente nessuno lo censurerà. Anche perché il libro è consigliato a lettori adulti. Gente matura che baderà certamente al messaggio inviato dall’autore e non alla veste editoriale economica, essenziale ed addirittura scarna. Una raccolta di versi che farà riflettere il lettore attento e lo giustificherà per aver badato alla libertà del contenuto piuttosto che all’eleganza della veste editoriale. Un quaderno di poesie che si farà leggere tutto di un fiato lasciando molto spazio alla riflessione ed alla critica.

Renato Volpi