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venerdì 23 dicembre 2011

Natale nel Cilento

IL PRANZO DI NATALE NEL CILENTO

Anche oggi gli anziani (come me!) sono ancora legati alle antiche tradizioni del Natale. Pur essendo di origini napoletane, ma essendo venuto a contatto con la cultura cilentana gia nel 1951, ho abbracciato, per la verità, e con piacere, tutte le tradizioni gastronomiche ed enologiche del Cilento, rinnovellando, ogni tanto anche quelle delle origini napoletane. Il pranzo della vigilia di Natale, come vuole la tradizione è a base di pesce. Ma nel Cilento interno questo non era possibile ed i più ricchi potevano permettersi il lusso del baccalà. Per i meno ricchi ci si rifugiava nelle minestre di verdure ed in altre pietanze a base di pasta e pane, che escludevano la carne. Il pranzo di una famiglia media, alla vigilia di Natale poteva così essere composto:
·       verdura mista conservata sott’olio o sotto aceto con qualche alice salata. Note anche le focacce e quelle riempite di verdura prima bollite e salate;
·       ministrone di verdure di stagione anche con pasta fatta in casa;
·       baccalà fritto o alla “sptrita” con peperoncino per propiziare il bicchiere di vino “tuosto”;
·       dolci  fatti in casa, come pizze varie al forno o fritte con olio;
·       frutta secca ( noci e nocelle);
·       vino a volontà, ma solo per gli adulti.
Il pranzo del giorno di Natale era una vera e propria abbuffata, perché la maggior parte delle famiglie aveva l’usanza di ammazzare il maiale qualche giorno prima della festa e consumare quelle parti che non potevano essere salate, essiccate, insaccate e  quindi conservate per lungo tempo.
·       antipasto di “longa” (pancetta stesa o arrotolata con sale,  pepe o peperoncino, affettata sapientemente dal padrone di casa. Era piena di grasso apportatore di colesterolo, ma a quei tempi non si facevano le analisi cliniche è quindi nessuno lo…sapeva;
·       affettato di sausicchie, soppressate e per i più ricchi anche prosciutto;
·       fusilli fatti in casa con ragù di castrato, messo a “pipuliare” per ore ed ore. Naturalmente il piatto recava in cima un bel pezzo di castrato compreso l’osso;
·       carne di maiale arrostita nel focone al fuoco di legna (profumata e selezionata) e portata in tavola ancora calda. Per i nonni carne tritata perché non avevano la dentiera, che a quei tempi non esisteva;
·       verdure varie di contorno;
·       frutta secca che comprendeva anche il famoso fico bianco del Cilento, oggi tanto ricercato, che veniva imbottito con le mandorle del Cilento;
·       il dolce completava il pasto natalizio. Altro che pandoro e panettone! Un vassoio gigante di struffoli, castagnelle e scauratielli, fatti tutti col miele, messo da parte già tempo prima;
·       anche dopo il dolce gli adulti bevevano vino, mentre ai giovani, ragazzi e donne,  era concesso qualche bicchiere di lambiccato, un vino dolce, oggi quasi scomparso, che, unitamente al miglior peretto di primitivo, poteva anche propiziare una nottata di fuoco.
A tarda ora si spegnevano le lanterne, le lucerne, le candele ed i lumini, si metteva la protezione davanti al focone e tutti andavano a dormire. Si mettevano i bambini a letto, si accompagnavano i nonni nelle loro stanze. I genitori chiudevano a chiave la loro stanza e dopo poco si sentiva il rumore delle “sgoglie” dentro il saccone (materasso riempito da involucri delle pannocchie di granoturco, essiccate),  che facevano rumore mentre i genitori continuavano a festeggiare l’evento dimenandosi a più non posso.
Oggi queste antiche usanze sono quasi scomparse. Si va in ristorante, ed i più ricchi vanno pure all’estero. Nel XIX secolo la maggior parte dei Cilentani non conoscevano nemmeno Napoli e molti nemmeno Salerno. Oggi, in compenso, le aziende agrituristiche del Cilento ripropongono le antiche pietanze fatte in casa ed il miglior vino del territorio, ricavato da vitigni straordinari tali da competere con i migliori d’Italia. Un felice Natale a tutti i miei lettori, in particolare modo ai giovani affinché non dimentichino mai le tradizioni, la gastronomia e l’enologia del Cilento. (Catello Nastro)
Comunicato stampa a cura di
agropolicultura.blogspot.com

domenica 4 dicembre 2011

L'articolo della settimana di Catello Nastro

TAGLI AL PRESEPE

Il consiglio dei ministri della Repubblica delle Meraviglie, riunito in seduta straordinaria ad un mese dalle festività natalizie, dopo i tanti progressi apportati alla società cosiddetta civile, ha deciso di apportare dei tagli alla spesa pubblica e privata nell’allestimento del Presepe Natalizio in tutte le Regioni d’Italia e particolarmente in Campania. Gli emendamenti apportati dal governo prevedono una riduzione di pastori, di animali, di infrastrutture e sui consumi energetici. Questi, in sintesi, gli articoli.
1)   viene ripristinata l’ICI sulla Grotta di Betlemme come prima casa;
2)   al posto del Bue e l’Asinello, ci sarà nella grotta solo il bue, mentre l’asinello continuerà a lavorare come un asino. Il bue è meglio che non torna a casa;
3)   I Re Magi al posto di tre saranno uno solo. Anche i cammelli che li trasportano verranno ridotti ad uno solo che porterà l’incenso e la mirra ed a posto dell’oro porterà Buoni del tesoro e titoli azionari in euro.
4)   Nel prato sarà proibito un numero maggiore di tre pecore. Altri tipi di animali sino assolutamente vietati;
5)   Tra i tagli al commercio, un apposito emendamento prevede il divieto di panettoni e dolciumi vari e la vendita di solo pane. Non più di dieci pizze al giorno condite solo con olio, basilico e pomodori, con esclusione di mozzarella o altri formaggi.
6)   Il numero degli angeli sulla grotta è ridotto da due a uno;
7)   Gli zampognari non potranno essere più due ma uno solo. Viene data comunque facoltà di scegliere tra la zampogna o la ciaramella;
8)   Per i risparmi energetici viene eliminato il ruscello con la carta stagnola e l’acqua che scende versata dal motorino elettrico. Viene data comunque facoltà  di creare un laghetto con carta stagnola statico e comunque senza consumo di energia;
9)   Anche l’illuminazione del Presepe dovrà essere sobria con notevole tendenza al risparmio energetico. Come per tradizione non ci sarà riscaldamento elettrico, ma il bue, facendo anche straordinari non retribuiti, provvederà a fare maggiore riscaldamento;
10)                    Nel piano del commercio, oltre al negozio del panettiere è previsto un negozio di “verdummaro”, che venderà solo frutta italiana e di stagione, come pure la verdura, il “pisciavvinnulo” che venderà solo pesce azzurro, sportivo, ricco di proteine. E’ fatto divieto di esporre baccalà; “’o ghianchiero” deve rimanere chiuso;
11)                    Viene dato mandato ai vigili di vigilare che tutte queste norme vengano rispettate. Inoltre quando a teatro verrà programmata la commedia “Natale in Casa Cupiello” di Eduardo De Filippo, quando il padre domanda al figlio: “ Tummasì, te piace ‘o presebbio???” questi dovrà rispondere: “Sì. Papà! ‘O presebbeio me piace assaaje. ‘E chisti tiempi me piace…”
Buon Natale a tutti i miei lettori e non. Che il Signore porti a voi ed alle vostre famiglie tanta felicità. Anche se a tavola non ci sarà il caviale o la bottiglia di Brunello di Montalcino, è sempre la festa della famiglia. Buone Feste!!! E mi raccomando a Capodanno, niente botti!

Catello Nastro

PUBBLICATO SUL N° 44 del  3 dicembre 2011 
di UNICO settimanale di Paestum

martedì 15 novembre 2011

Poeti del Cilento

LEI E’ SEMPRE LEI

Anche se sono trascorsi
cinquanta anni d’amore,
di condivisione di momenti
di gioia o di tristezza,
in un’altalena quotidiana
di inutili contrasti, fatui,
come fuochi evanescenti,
di solcare le onde del mare
- ora in quiete ora in tempesta -
di una vita in simbiosi
che si sdoppia esteriormente,
con radici salde diramate
in un cretoso terreno fertile
per nuove primavere ,
con nuovi germogli, nuovi fiori,
lei è sempre lei, la stessa
di tanti anni fa quando la guardavi
e le sue guance diventavano rosse.
lei è sempre lei anche se la primavera
ha ceduto il posto all’autunno.

Catello Nastro

domenica 6 novembre 2011

Dal settimanale UNICO di Paestum


NOBILI E NUBILI

Esistono pure nel Cilento

Essere nobile significa avere dei titoli nobiliari, essere nubili, sovente, significa avere dei titoli in banca oppure alla posta. Ai nobili, spesso, manca il lavoro che contrasterebbe col titolo ereditato con tanto di guiderdone. Alle nubili, spesso, manca un consorte per vari motivi: 1) perché odiano gli uomini e quindi il matrimonio e quindi la vita a due. O anche perché non sono tanto attraenti e quindi non richieste sul mercato matrimoniale. Ma a questo si può facilmente ovviare. Oggi esistono degli istituti di bellezza che dopo un paio di mesi di trattamento al corpo (ed al conto in banca) ti guardi allo specchio e non ti riconosci più. Persino la carta di identità bisogna cambiare altrimenti alla frontiera, quando vai in crociera, non ti fanno passare. Prima del trattamento sulla nave da crociera dei vip non ti facevano nemmeno salire che potevi disturbare anche i pesci…del mare. Silicone botulino, rossetto, ombretto, ceretta e chi più ne ha più ne metta, quando ti guardavi allo specchio quasi quasi esclamavi:”aspettate che chiamo la governante””. Tacchi a spillo, seni prorompenti in evidenza, capelli  indorati, labbra o occhi rifatti, con una sola crociera potevi consumare tutto quello che non avevi fatto in quarantasei anni di miserabile esistenza terrena da donna zitella e per di più racchia.. Ma per il nobile è diverso. Quando va in crociera e si presenta: onorato, conte Antonio Rugazzo, nobiluomo di Spinazzo, nessuno se ne frega, Maggiore interesse ( interessato) se lascia una mancia da cento euro al cameriere. All’ora di cena si trova attorniato da una mezza dozzina di operatrici notturne inghirlandate come un albero di Natale alla vigilia della festa prima che arrivano i nipotini per il cenone di mezzanotte.  E quando mette mano alla cinghia, come in mezzogiorno di fuoco, le astanti, pensando che sta prendendo il portafogli  gonfio come un occhio che ha appena ricevuto un pugno a cento all’ora, gli si buttano addosso. Ma non appena si accorgono che ha cacciato fuori solo un miserabile quadrato di cotone, volgarmente chiamato fazzoletto, si afflosciano deluse ( non piangono per non far squagliare l’ombretto) si allontanano verso un altro tavolo dove siede un grosso allevatore di vacche della pianura padana che come le vede si sente come stesse  a casa sua. Essere nobili è comunque un privilegio. Conti, baroni e marchesi rappresentano un  poco il passato, come pure certe nubili che sembrano stare in piedi grazie al collant ed ai collanti. Sia ben chiaro che i nobili e le nubili  non mi sono per niente antipatici e forse…nemmeno simpatici. Indifferenti insomma. Specialmente da quando, per fare più in fretta, gli americani, mi sembra, hanno inventato un nuovo termine che può indicare sia i nobili che le nubili: i single. Quando due single formano una coppia, questa può  essere di tre tipi: tipi A, la classica, fatta da un uomo ed una donna, tipo b, fatta da due donne, tipo c fatta da due uomini. Molti anni fa, a Torino, fui invitato ad una festa di unione di  facenti parte della casistica sopra citata del tipo C. Ma d’altro canto Iddio ha predicato l’amore. Questo sarà un amore “diverso” ma sempre amore è! I tempi sono cambiati: Ma anche i single pagano le tasse. Come le pagano tutti. O quasi…

Catello Nastro

PUBBLICATO SUL N. 40  DEL   5. XI. 2011 
DI “UNICO” SETTIMANALE”  DI PAESTUM

domenica 23 ottobre 2011

L'articolo della settimana di Catello Nastro

DALLA PIRAMIDE AL GRATTACIELO

Circa cinquanta secoli fa, ovverosia cinquemila anni, nel deserto del nord Africa, avvennero i primi esempi di  speculazione edilizia, oltraggio al paesaggio, impatto ecologico e chi più ne ha più ne metta. Uno dei primi speculatori dell’edilizia, per aver costruito una piramide, fu addirittura divinizzato. Non pensi il lettore che l’autore di questo articolo, pur avendo scritto la sua tesi di laurea,  nel 1968, il famoso anno della contestazione giovanile, sulle “Origini artistiche del Duomo di San Matteo a Salerno: pittura, scultura ed architettura”, voglia tenere una lezione di architettura. Per l’amor di Dio! Sarebbe un compito troppo gravoso e troppo…serio! E’ passato quasi mezzo secolo e seguendo la mia indole semi-seria nella scrittura, un articolo impegnato non sarei proprio capace di scriverlo. Oramai mi occupo di…frivolezze letterarie. Pensate che il mio prossimo libercolo si intitola “ La poesia umoristica ed erotica cilentana”. Ragion per cui anche la piramide ed il grattacielo, a mio avviso potrebbero assurgere a simbologia architettonica dell’organo sessuale femminile e di quello maschile. Ma veniamo subito al primo quesito: la piramide costituisce il primo esempio di speculazione edilizia della storia?  A dire la verità rispondere sarebbe cosa molto ardua anche perché lo scrivente, pur essendo vecchio a quei tempi non era ancora nato. Dopo la prima piramide ne furono costruite alcune altre. Fortunatamente il deserto era immenso ed era…deserto. Gli unici ad approvare la variante al piano regolatore del deserto furono i cani. I miei lettori, gente di cultura, chiaramente sanno che i cani fanno la pipì o vicino ad un albero o vicino ad un muro. Cercare un’oasi era difficile. Prima di arrivarci se la facevano sotto. Per loro fortuna nel deserto non c’era acqua e quindi non potendo bere non potevano nemmeno orinare. Ma da quando furono costruite le piramidi chiesero pure in parlamento (quello egizio, naturalmente!) la costruzione di pozzi artesiani nel deserto per dissetarsi. Quando lo seppe l’onorevole gridò:” I pozzi???Siete pazzi!” Solo dopo secoli furono accontentati. Tutti si interessarono ai pozzi. Ma non d’acqua ma di petrolio…  I pozzi di petrolio dissetano i ricchi mentre i poveri fanno una vita da…cani. I cani decisero di fare un ricorso all’ONU, ma ebbero la sfortuna di trovare come presidente l’onorevole Cammello che rigettò la petizione affermando che loro avevano una gobba piena d’acqua ed anche i cani si potevano costruire una specie di ernia sotto la coda in maniera da portare una grossa riserva d’acqua in maniera tale da dissetarsi per un lungo viaggio nel deserto. Anche la faraona, moglie del faraone, protestò perché i cani per dissetarsi si bevevano le uova che loro nascondevano sotto la sabbia calda per farle schiudere col calore del sole. Il presidente dell’ACI, associazione cani internazionali, l’onorevole Gengiskan, cercò di difendere la categoria, ma non appena vide un gatto nero che gli attraversava il corridoio del grattacielo, si grattò le pa…pebre con la zampa sinistra, per motivi politici e poi presentò una mozione di sfiducia al gattOnu. Adesso hanno costruito i canili, che sono una specie di hotel a una stella per cani randagi, liberi, senza padrone, che non camminano a destra della strada, alla sinistra e nemmeno al centro. Ma anche costoro sono costretti ad essere vittime della speculazione edilizia. Vivono in piccolissimi spazi, mangiano poco e bevono solo quando lo dice il padrone. Vivono all’aperto per paura che il padrone faccia speculazione edilizia. Molti rimpiangono i tempi dei faraoni quando addirittura avevano maggior rispetto di certi esseri umani. Il deserto, il grattacielo, il canile bestiale diventeranno piramidi fra cinquemila anni??? Non lo so anche perché non sarò molto longevo da arrivare a quell’epoca. Rispettiamo il paesaggio, amiamo la natura, una casa per tutti (anche se piccola), sia per gli umani che per i cani, le piramidi ci sono e ce le teniamo, i grattacieli pure, ma cerchiamo di rispettare la natura. Prima che diventi un deserto…magari senza piramidi.

Catello Nastro

PUBBLICATO SUL  N° 38 DEL 22 OTTOBRE 2011
di “UNICO SETTIMANALE" DI PAESTUM