venerdì 10 maggio 2013

L'OLIO DI OLIVA DEL CILENTO


San Martino Cilento
AL CONCORSO NAZIONALE DI NARRATIVA
“L’OLIO DI OLIVA… L’ORO DEL CILENTO”

Sabato 27 aprile 2013, al Concorso nazionale di narrativa “L’olio di oliva… l’oro del Cilento”, organizzato dalla Pro Loco di San Martino Cilento,  nella Sala San Pasquale  del Convento di S.Francesco di Lustra, del XVI° secolo , ma recentemente restaurato, organizzato dalla Pro Loco di San Martino Cilento, al suo ventisettesimo anno di attività, in collaborazione con l’apicoltura  S.Pietro, olio extravergine di oliva del Parco Nazionale del Cilento, di Ilaria Di Bartolomeo, in contrada di San Pietro di Castellabate, nella serie “Incontri d’arte e spettacolo”, si è tenuta la cerimonia di premiazione dei partecipanti al “Concorso Nazionale di Narrativa “L’OLIO DI OLIVA… L’ORO DEL CILENTO”. Per il racconto “Lolio di oliva l’oro del Cilento” è stato assegnato a Catello Nastro un diploma di merito con la seguente partecipazione: ”Partecipata trattazione degli usi e costumi collegati all’olio del Cilento”.  Molti sono gli scritti, su supporto cartaceo o  informatico , che lo scrittore Catello Nastro ha dedicato ai prodotti a km.0. Vale a dire ai prodotti cilentani prodotti e consumati nel Cilento nella sagre paesane e presenti nei negozi specializzati in prodotti della nostra terra che, se costano qualche euro in più, offrono pure maggiori garanzie di provenienza, di qualità e di genuinità. L’autore si pone, nei suoi articoli anche delle domande. Se la Turchia esporta il suo olio a due euro il litro e poi acquista l’olio del Cilento a cinque euro il litro, una differenza di qualità ci deve  pur essere. Sebbene in periodo  di recessioni, care massaie, non lasciatevi ingannare dalle offerte speciali. I prodotti del Cilento sono tra i migliori del mondo…

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giovedì 9 maggio 2013

COMMEMORAZIONE


4 MAGGIO 2013  NEI SALONI
DEL CENTRO SOCIALE DI AGROPOLI

COMMEMORAZIONE
DI DUE ANZIANI SCOMPARSI:
GIULIO MARGIOTTA E LUIGI ACERBO
Sabato 4 maggio 2013, nel salone d’ingresso del Centro Sociale Polivalente, in piazza Mons. Merola, vicino al municipio di Agropoli, cerimonia di commemorazione di due amici anziani recentemente scomparsi: Giulio Margiotta, vigile urbano e Luigi Acerbo, ex falegname. Nel salone affollato di anziani e giovani, colleghi o parenti dei defunti, si è tenuta una cerimonia semplice ma originale e commovente, il cui contenuto cristiano è stato più volte ribadito dai relatori che si sono susseguiti.
Lorenzo Barone, Presidente del CSP di Agropoli
Dora Capaldo, vice presidente del CSP di Agropoli
Antonio Infante, Presidente della Libera Università di lettere, musica, arte e cultura del Cilento, onlus
Catello Nastro, poeta, scrittore.
RIportiamo di seguito i vari interventi.

DISCORSO DEL PRESIDENTE DEL CSP
LORENZO BARONE

Quale Presidente in carica di questo Centro Sociale per Anziani e Disabili, mi permetto annotare che questa è la seconda cerimonia del genere organizzata dal nostro staff.  Non vogliamo citare ricchi e famosi, perché a costoro ci pensa la TV, ma portare alla memoria dei presenti, uomini semplici, umili, vissuti nella famiglia e per la famiglia. Nel lavoro e per il lavoro. Questi sono i veri valori cristiani che noi della terza età condividiamo e cerchiamo di tramandare ai nostri figli e  nipoti. La società è quella che voi tutti conoscete. Falsi idoli, falsi personaggi del mondo della politica, della grossa finanza, dello spettacolo e della TV, una pubblicità spesso ingannevole fatta solo per soddisfare il dio denaro. Si, anche il denaro è necessario, ma togliere il pane di bocca ad un bambino che ha fame per comperare un lussuosa villa o un’auto di grossa cilindrata è un grosso crimine. Uno dei crimini più atroci. Il mondo dei pensionati è noto a voi tutti, perché voi ne siete protagonisti. Ma vivere in amicizia, in una comunità che condivide gioie e dolori, significa innanzitutto combattere la solitudine. Nessun anziano che vive in solitudine viene rifiutato da questo centro di amici. La cerimonia, semplice di questa sera vuole proprio dimostrare che noi dobbiamo conservare i valori dei nostri avi e riproporli alle nuove generazioni. Questa serata è dedicata a due amici scomparsi che si ritrovano in Paradiso e questa sera rivivono nella nostra comunità attraverso i versi in dialetto napoletano del nostro socio Catello Nastro. Cedo la parola al professore Antonio Infante, Presidente della Libera Università del Cilento che ci illustrerà il significato di questa commemorazione.  

Intervento di Antonio Infante

Gli amici anziani recentemente scomparsi, Giulio Margiotta e  Luigi Acerbo, meritano, questa sera, di essere da noi tutti ricordati con affetto, stima, amicizia ed  amore cristiano. Non erano uomini ricchi e potenti, ma gente semplici, oneste, attaccate alla famiglia, sempre cordiali verso tutti ed in particolare modo verso i coetanei,perché capivano quali potevano essere gli anziani che vivevano in solitudine e cercavano di comunicare  nella chiacchierata al Centro Sociale oppure in piazza dove si parlava del più e del meno. Della recessione, del calcio con tifosi magari di altre squadre, di offerte speciali nei supermercati. Non si parlava certamente di economia internazionale o gossip politico. A questi due amici scomparsi abbiamo voluto dedicare uno spazio della gestione delle nostre attività perché essi rappresentano una vita semplice vissuta nella famiglia e nel lavoro, nella società della terza età ed anche, lasciatemelo dire, in periodo di recessione. Non  una medaglia d’oro, quindi – anche perchè le nostre casse non lo consentivano, ma una pergamena con cornice ed una poesia scritta da un nostro coetaneo, Catello Nastro, che verrà declamata dal fine dicitore Leonardo Fiordilino, amico semplice, ma  anziano di grosso spessore culturale. Alla fine della lettura i quadri verranno offerti in omaggio alle vedove dei due nostri amici commemorati questa sera.  Si tratta senza dubbio di documenti di scarso valore materiale, ma di grande valore morale e cristiano. Catello Nastro ha voluto ribadire in versi ed in dialetto napoletano il vecchio versetto: “.   Cedo la parola all’amico Leonardo Fiordilino che declamerà la poesia incorniciata, in duplice copia a ricordo di due grandi amici scomparsi. Prego tutti di ascoltare in religioso silenzio…Mi auguro che questo simbolico ma meritato ricordo venga conservato dai discendenti, appeso alle pareti di casa a perenne ricordo di due amici umili, modesti, ma che hanno sempre mantenuto alti i valori civili e morali del Cilentano, attraverso il proprio dovere, verso la famiglia e la società, attraverso i valori cristiani e sociali  che in tale maniera verranno maggiormente ricordati attraverso i secoli anche alle future generazioni.  Vi prego di ascoltare in religioso silenzio questo incontro tra due anime semplici in Paradiso, che sembrano quasi rivivere nell’emozione del ricordo. Questi sono i veri valori della Fede, dell’amore cristiano, portati avanti da Papa Francesco,della famiglia.  Prego amico Leonardo. A te la parola…(N.B. l’amico Fiordilino non ha potuto leggere, a causa della tosse, la poesia che è stata declamata dallo stesso autore)


Intervento del vicepresidente
del CSP Signora Dora Capaldo
Quanto mai estemporaneo e ricco di contenuti, l’intervento della signora Dora Capaldo, vice presidente del Sodalizio cilentano, che ha ricordato, con una carrellata nel tempo, usi e costumi oramai scomparsi, di quando Agropoli viveva una realtà forse più povera, ma certamente più ricca spiritualmente. Stiamo parlando di ricordi che hanno più di mezzo secolo.  Pure in periodo di ristrettezze economiche, che oggi chiamano recessione, si viveva in maniera più sana ed umana. I vicini di casa si aiutavano tra di loro secondo le loro possibilità. La vita aveva ritmi diversi da quelli di oggi, fino a quando il centro storico venne invaso durante il secondo conflitto mondiale. Testimonianze prese dalla vita vissuta e tramandate ai posteri come esempio di onestà, solidarietà, amicizia.

La poesia di Catello Nastro
DDUJE AMICI ‘MPARAVISO

Pure a Luiggio, ricette ‘o Pataterno,
“r’oppa tant’anne fatt’à vedè
ca’ te stong’aspettanno.”
Quanno fu arrivato ‘o mumento suoio,
Luiggio mettette in moto l’aparella,
e se ne jette all’atu munno
p’assapurà ‘na vita bella.
Quanno s’appresentao
annanz’a porta r’o Paraviso,
sede ultima e tutt’è l’umane auneste,
se trovao di fronte ‘nu vigile urbano.
Era Giulio ch’à pochi misi prestao servizio,
pe’ fa trase ‘Mbaraviso
tutte chilli ch’avevano campato
p’a vita umana, onestamente,
 a chi li stemnneva ‘a mano.
“Songo    Luiggio, te so’ stato amico,
e mo’ ca pur’io me trovo Mabaraviso,
nun saccio addo’ i’ accà o allà.
“Lui’, tu può ttrase,
ma l’Angele hanna cuntrullà
cumme acca’ si arrivato.
Accà se po’ trase sulamente in base ‘a cilindrata.
“ Maronna mia, io so’ venuto cu’ ‘nu tre rrote,
ovverossia cu’n’aparella!”
“Nun te preoccupà, pecché tutte
chille ch’arrivano ca’ Porsche o a Maserati,
‘o Pataterno è mannne  a ll’atu lato.
Chille ca’ s’ appresentena cu’ ‘na macchina vecchia
arrezzunuta o mezza scassata,
ponno parcheggià ‘Mparaviso senza pava’  ‘a mesata.
Tu ca’ ti si apprisintato cu’ nu tre rrote,
cioè cu’ ‘na vecchia aparella,
certamente accà te tocca
‘na seconda vita bella.
Chiammate l’Angele, chiammate e Cherurrini,
ca’ è arrivata proprio stammatina
‘n’anema overamente bella:
s’è apprisintata cu’ nu tre rrote:
cu’’na vecchia aparella.
E mentre Luiggio steve trasenne
pe’ porte d’ò Paraviso,
s’appresentao Rabbiele cù ‘nu surriso.
Cantate Angele, sunate Cherubbini,
ca’ s’è apprisentato stammatina
n’anema bella, ‘ngoppa a ‘nu tre rrote,
ovverossia ‘na vecchia aparella.
E tu Giulio, ca’ si stato amico
è bbuono cristiano, fallo trasì,
ca’ pure accà si viggile urbano:
allicardate ca’ accà hara fa trasì
sulamente ‘e brave cristiane.
Chille ch’hanno campato ‘nguolll’e ll’ati,
mannale addò Lucifero chianu chianu,
ch’è sta aspettà cu’ nu’ furcone mmano!!!

Catello Nastro

P.S. E’ più facile che un cammello passi dalla
cruna di un ago, che un ricco vada in Paradiso.

Comunicato stampa a cura di
agropolicultura.blogspot.com



domenica 28 aprile 2013

fresco di giornata n. 2


FRESCO DI GIORNATA N.2

Sabato 27 aprile me ne sto seduto davanti al mio studio in Via Filippo Patella, nel centro storico della bellissima cittadina di Agropoli, capoluogo del Cilento. Guardo il passeggio di coppie di stranieri e di provenienti da varie regioni della penisola, che visitano il Cilento approfittando degli ottimi prezzi di bassa stagione praticati da alberghi e ristoranti del paese, oltre che da pizzerie e pensioni che abbondano…in abbondanza. Passano amici di antica data ed ex compagni di scuola di mezzo secolo fa. Tra costoro oggi è venuta a salutarmi  una ex collega di liceo che, a prima vista, il tempo sembrava trascorso solo per me, anziano per non dire vecchio. A dire la verità era la collega più bella e quindi più corteggiata di tutto il Liceo Classico “abbasci’a marina”. L’ho subito riconosciuta perché il tempo sembrava trascorso per tutti  i compagni di scuola, ma non per lei. Solo qualche rughetta, ma la sua visita mi ha fatto ritornare indietro col tempo ad oltre mezzo secolo fa. Il fatto mi ha procurato una gioia immensa. Dopo i saluti un altro evento degno di nota. Proprio di fronte al negozio di antichità dei miei figli, su una panchina pubblica, un uomo suonava note approssimative da una fisarmonica piccola di ventiquattro bassi. Probabilmente era russo. Il figlio, dell’età dei miei nipoti, chiedeva l’elemosina con grande dignità, come quella evidenziata dal genitore. Quasi per una rivalsa psicologica, perché scippato la settimana scorsa facendo una elemosina , cavo dalla tasca un euro, ben badando al portafogli, e lo pongo nelle manine del bambino in età di asilo o al massimo di prima elementare. Un padre abbandonato, assieme al figlio? Un uomo senza lavoro e senza fissa dimora? Uno sbandato sociale? Non importa chi era. Senza dubbio un disgraziato. Il bambino mi ringrazia, prende l’euro e lo consegna al genitore. Un sorriso in cambio di un euro ben pagato. Questa volta ho tenuto d’occhio il portafogli. Non ho perso la fiducia nell’essere umano e nella solidarietà anche se l’ultima volta che ho dato un euro mi è costato quasi cinquecento euro. Tenga conto il lettore che sono un pensionato statale. Leggasi “Fresco di giornata” della precedente puntata. Non sono ancora un vecchio rimbambito: sono ancora uno che crede nella solidarietà umana. Anche se solo un euro per volta!!!

Catello Nastro
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giovedì 25 aprile 2013

CHITARRA MIA


CHITARRA MIA…

Pochi anni fa donai la mia chitarra, perché in “tutt’altre faccende affaccendato”, al mio nipote  GABRIELE CIANFRANI, di  Isernia, in Molise. A distanza di alcuni anni ha cambiato chitarra ed è diventato un grande musicista ed esecutore. In questi giorni partecipa al Premio Musicale Randazzo. Dopo averlo ascoltato sul sito www.premiomusicalerandazzo.it , se ritenete che sia bravo, votatelo. Perché a mio avviso lo merita. Vi ringrazio e vi saluto affettuosamente.
Catello Nastro
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martedì 23 aprile 2013

La povertà


LA POVERTA’
Essere poveri, cioè non avere la possibilità di sopperire alle esigenze familiari, materiali in primo luogo, e di conseguenza morali, affettive o educative, è un problema che, nel corso della storia a noi oramai ben nota, c’è sempre stato. Sia ben chiaro che non stiamo parlando di povertà spirituale, che già abbiamo trattato in diversi e precedenti scritti, ma di povertà materiale essenziale. In parole povere sfamare la famiglia e di poi provvedere a soddisfare le esigenze primarie di una vita inserita in un contesto sociale che non risparmia nessuno e, sebbene la solidarietà avanza a passi veloci, trova le barriere dei pregiudizi razziali o religiosi. Sulla faccia della terra non esistono poveri musulmani o ortodossi, protestanti o cattolici. I poveri hanno una sola bandiera: la povertà. Anche lo scrivente due terzi di secoli fa era povero. Parziale, perché un tozzo di pane, fatto con farina alleata, non mancava. Ma vedere gli altri che avevano il tricicli, il monopattino o addirittura la macchinina a pedali, si provava un certo senso di giustificata invidia, specialmente quando il proprietario non ti permetteva nemmeno di toccarla. Oggi i tempi sono cambiati…ma solo in parte. I poveri del terzo millennio esistono, eccome… Fino a quando sulla faccia della terra ci sarà un bambino che ha fame, non possiamo considerarci un popolo civile. Ed a questo punto ho da fare il “mea culpa”. La settimana scorsa sono stato vittima di un borseggio. Centoventi euro. Il dieci per cento di una pensione di un ex impiegato statale. Il resto è scritto in un mio precedente articolo che ha destato un grande clamore. Sono adirato, ma non provo odio per chi mi ha defraudato, causandomi il danno economico non solo della somma illecitamente asportata, ma anche dei documenti e di quanto altro mi portavo appresso quotidianamante. Una sola cosa non mi è stata rubata: la Fede in Dio e nel Prossimo. Il Perdono e la Fede che mi ha sempre sorretto in questi quasi tre quarti di secoli di presenza attiva in questo pianeta che si chiama terra. Perché questo scritto? … Solo per riflettere!!!

Catello Nastro
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lunedì 22 aprile 2013

LU MALE RE PANZA


LU MALE RE PANZA

Non vi preoccupate: non si tratta di un articolo medico o di pubblicità di un prodotto farmaceutico, mutuabile o, peggio, non mutuabile. Si tratta di problemi di ordine psicologico o anche sociale che ci troviamo di fronte quasi ogni giorno della nostra vita terrena. Dice un vecchio detto cilentano: “Astipate lu milo  pe’ quanno te vene la sete!!!”, in versione diversa”Accattate l’uoglio re ricino pe’ quanno te vene lu male re panza”. Oggi il mal di pancia, unitamente a tutto il complesso sociale, può capitare a tutti: ricchi e poveri. Sono due categorie agli antipodi della società. Nel terzo millennio esistono, purtroppo ancora, i troppo ricchi ed i troppo poveri. Ci sta chi sceglie nel foglio del menù nel ristorante alla moda, e chi sceglie alla Caritas, davanti alla Chiesa del paese. Le scelte non riguardano i gusti che sono ad appannaggio dei ricchi, e se lambiscono i poveri si tratta solo di scegliere tra i bucatini o gli zitoni in offerta speciale al supermercato. Scelta che diventa obbligatoria nei centri di solidarietà. Tenga conto il lettore che esistono i falsi ricchi ed i falsi poveri. Ma in questo campo non ci arriviamo perché dalla sociologia dovremmo passare direttamente alla psicologia. Il mal di pancia, inoltre, capita a chi mancia troppo o poco. Questa disparità di reddito, o meglio approvvigionamento alimentare, porta spesso ad atteggiamenti sociali che possono essere ostili, di contestazione, addirittura lesivi: materialmente e psicologicamente. Mesi fa, scrissi in un mio articolo che un popolo non può definirsi civile fino a quando ci sarà un solo bambino che ha fame. Operando nel direttivo del Centro Sociale di Agropoli , giunto oramai a venticinque anni di attività, ho constatato che il mal di pancia non viene per la scarsità di cibo, ma per l’abbondanza di patologie che si presentano – anche senza invito – agli ultrasessantenni frequentatori del centro. Se dovessimo fare una graduatoria degli argomenti trattati nell’intervallo del tressette, troviamo gli acciacchi di vario genere al primo posto. Le cure, i farmaci, i medici, la prenotazione, la visita, l’attesa, un futuro ricovero ed una operazione, non matematica ma chirurgica, che richiede un ricovero ed una preoccupazione per tutta la famiglia. Nell’antico Cilento tutti questi eventi negativi venivano classificati nella categoria “Lu’ male re panza”. Oggi ci sono interi popoli che soffrono la fame per cause politiche o, per meglio dire, per corruzione politica. Quando non esiste una equa ripartizione del reddito pubblico; quando in uno stato ci sono i troppo ricchi ed i troppo poveri, i fenomeni di piccolo furto vanno sì condannati, ma in molti casi giustificati. Ci sono paesi che mandano cibi superflui o non perfetti al macero… Ci sono paesi che sopravviverebbero solo con questi prodotti scartati da altri. E’ la globalizzazione che spinge a far funzionare in maniera distorta l’economia del mondo. Ricordiamoci che nell’antica casa contadina non esisteva la “raccolta differenziata. Tutto veniva riciclato, anche varie volte ed in vari processi. Oggi il mordi e fuggi crea il grosso problema dell’inquinamento del pianeta. Cento anni fa anche la cacca delle mucche serviva per concimare i campi. Oggi ci sono i prodotti chimici: si fa prima, ma s’inquina il pianeta, producendo a vantaggio di pochi ed a danno di tutti.

Catello Nastro
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